Biografia… o quasi

Date importanti nella vita di Elisabetta

24 dicembre 1837:  Nasce a Monaco

18 agosto 1853:  Si fidanza con Francesco Giuseppe a Bad Ischl

24 aprile 1854:  Si sposa a Vienna, nella chiesa degli Agostiniani

5 marzo 1855:  Nasce l’Arciduchessa Sofia

17 luglio 1856:  Nasce l’Arciduchessa Gisella

29 maggio 1857:  Muore la primogenita, Arciduchessa Sofia

21 agosto 1858:  Nasce il Principe ereditario Rodolfo

8 giugno 1867:  Francesco Giuseppe ed Elisabetta vengono  incoronati  Re e Regina d’Ungheria

19 giugno 1867:  A Santiago de Querétaro muore, per fucilazione, il cognato, l’Arciduca Massimiliano, Imperatore del Messico

22 aprile 1868:  Nasce l’Arciduchessa Maria Valeria

27 maggio 1872:  Muore l’Arciduchessa Sofia,  suocera e zia di Elisabetta

20 aprile 1873:  Si sposa la figlia Gisella con Leopoldo di Baviera

10 maggio 1881:  Si sposa il figlio Rodolfo con Stefania del Belgio

13 giugno 1886:  Muore, tragicamente e misteriosamente, il cugino Luigi II  Re di Baviera

15 novembre 1888:  Muore il padre, Massimiliano Giuseppe Duca in Baviera

31 gennaio 1889:  A Mayerling  muore, per ferita da arma da fuoco (ufficialmente archiviato come suicidio) il Principe ereditario Rodolfo, insieme a lui trova la morte la baronessa Maria Vetsera, sua amante

18 febbraio 1890:  Muore il Conte Gyula Andrássy, di Csíkszentkirály e Krasznahorka

16 maggio 1890:  Muore la sorella Elena Carolina Teresa di Wittelsbach, nota come Néné

31 luglio 1890:  Si sposa la figlia prediletta, Maria Valeria con l’Arciduca Francesco Salvatore

25 gennaio 1892:  Muore la madre, Maria Ludovica Guglielmina di Baviera nata Principessa di Baviera, Duchessa in Baviera per matrimonio

12 giugno 1893:  Muore il fratello Massimiliano Emanuele di Wittelsbach

4 maggio 1897:  Muore tragicamente, nel rogo del Bazar de la Charité a Parigi, la sorella Sofia Carlotta Augustina di Baviera Duchessa d’Alençon

10 settembre 1898:  A Ginevra, sul Quai du Mont-Blanc, Luigi Lucheni pugnala a morte Elisabetta. Due giorni dopo l’attentato la salma di Elisabetta  parte in treno diretta a Vienna sostando a Losanna, Berna, Zurigo, Buchs, dove la regina di Romania la omaggia, e Innsbruck

15 settembre 1898:  Arriva a Vienna la salma di Elisabetta. La camera ardente viene allestita alla Hofburg

17 settembre 1898:  Presso la Chiesa dei Cappuccini, si celebra il funerale di Elisabetta, il corpo riposa nella Cripta… lo spirito vola libero!

 

 

STRALCI, IDEE … PER TENTARE UN APPROCCIO “ANTI – IDEALISTA” SU UN PERSONAGGIO GIÀ AMPIAMENTE “IDEALIZZATO”!

 

“Non recitò  alcuna delle parti che  la tradizione e l’ambiente volevano attribuirle: non la parte della  sposa  amorevole e devota, non la parte della madre  di  famiglia, non  la  parte  della  figura  più rappresentativa di  un gigantesco  impero. Rivendicò i suoi diritti di donna e riuscì nel suo intento. Il fatto che questa ‘autorealizzazione’ non la rese  felice costituisce l’aspetto tragico della sua esistenza” 

(Brigitte Hamann)

 

“… certe donne che sacrificano risolutamente il viso alla figura, pensando che, se non è più possibile conservare più giovinezze insieme, quella della linea sarà comunque la più adatta a rappresentare le altre… (si fanno più rapide)…
Questa velocità aveva, del resto, varie ragioni psicologiche, il timore d’essere visto, il desiderio di non lasciar trasparire tale timore, l’agitazione febbrile che nasce dalla scontentezza di se’ e dalla noia.
… si precipitava, non diversamente da come ci si lancia all’attacco, per offrire la minor superficie possibile agli sguardi malevoli di ipotetici passanti.
E quell’andatura da colpo di vento gli era rimasta.
Essa, forse, schematizzava anche l’apparente intrepidezza di chi vuol mostrare che non ha paura e non vuol concedersi il tempo di riflettere.
Bisognerebbe, per completezza, prendere in considerazione il desiderio, via via che invecchiava, di apparire giovane, e anche l’impazienza di quelle creature sempre annoiate, sempre disincantate, che sono le persone troppo intelligenti per la vita relativamente oziosa che conducono, nella quale le loro facoltà restano irrealizzate.
Ma, soprattutto da quando gli esercizi fisici godono di tanto favore, l’ozio ha preso, anche al di fuori delle ore di sport, una forma sportiva, che si traduce non più in indifferenza, ma in una vivacità febbrile che crede di non lasciare alla noia ne’ il tempo ne’ lo spazio per svilupparsi.”

(Marcel Proust – da “Il Tempo Ritrovato”)

 

 

Tanti volti;  priva di assoluti;  scevra di mediocrità

 

 

“La vita di bordo è più di un semplice viaggio. E’ una vita migliore, più autentica.

 Io cerco di godermela al massimo (..)”

 

  

 

… La Sovrana … indossava una semplice toilette da viaggio nera e un rotondo cappellino nero con velette abbassate…

(Agramer Zeitung, 10 luglio 1879)

 

 

Io  rattristata  invece allargo le mie ampie bianche ali, e torno a casa nel regno delle fate e nulla mi farà tornare…(A mia figlia, 1888)…e permettetemi aggiungerei al nulla il  “nessuno” perché  lungi tergiversare eccessivamente su questa preziosa anima.

 

 

Dalla   testa  stanca  levo  sospirando la corona;  Quante  ore mi  ha sottratto  oggi  il  cerimoniale!”

 (Ballo di corte, 1887)

 

 

John Welcome scrive: ” …ella era allegra e felice, e quando era felice, era buona, premurosa e generosa, l’esatto opposto della creatura egoista, introversa e capricciosa vista alla corte viennese.”

 

 

“Guardai ancora quell’ombrello e quel ventaglio, il famoso ventaglio nero e il notissimo ombrello bianco, fedeli compagni della sua esistenza esterna, che erano quasi parte del suo apparire corporeo… Nella sua mano, essi non sono quello che significano per le altre donne, ma sono emblemi, armi scudi al servizio della sua vera essenza… ella vuole così respingere solo la vita esteriore delle persone in quanto tale…”

(Christomanos, 1892)

 

 

A chi mai  di noi anime del  futuro troppo in là  ci spingessimo con i nostri sguardi a ritroso;  dal medesimo passato Ella ci batte in ritirata: ” Il  fegato  mi  si  ingrossa  quando  mi fissano così  e  mi nascondo  nella tana e di rabbia potrei crepare!

 (Ai curiosi, 1887)

 

 

 “Solitaria vago in questo mondo, alla gioia, alla vita da tempo ho volto le spalle, con nessuno condivido la mia vita.

Mai nessuno mi ha capito.”

 

(Alle anime del futuro, 1887)

  

 

“E’  una   sognatrice,  e  la  sua occupazione principale  è  quella di lambiccarsi  il  cervello”

(Festetics)

 

 

Non deve andare tra la gente Titania in questo mondo dove nessuno la capisce dove migliaia di ficcanasi la circondano e bisbigliano curiosi: “guardate la pazza!” l’invidia gelosamente la spia e distorce tutte le sue azioni. Torni in quei paesi dove vivono le belle anime affini.

(A Titania, 1888)

 

 

 “…è molto cara e buona, ma spesso rabbrividisco per il suo buon cuore che cela sotto l’egoismo e paradossi”

(Festetics)

 

In merito alle opere di Winterhater: “I dipinti di Sisi che ha eseguito sono i suoi primi ritratti fedeli all’originale”

(Franz Josef)

 

 In una visita improvvisa al professor  Seligmann Heller …”Ella spiegò a Heller,  in una maniera semplice che fugava subito qualsiasi imbarazzo, lo scopo della  visita…”

 (Hamann)

 

Carlo Teodoro parlava di Sisi senza reticenze ammettendo che era “intelligente” ma un pò “tocca”.

 

Solitaria vago in questo mondo, alla gioia, alla vita da tempo ho volto le spalle, con nessuno condivido la mia vita. Mai nessuno mi ha capito.”

(Alle anime del futuro, 1887)

 

 

L’unica ragione di questa sua preferenza all’idioma popolare consiste nel fatto che desidero esprimermi nella lingua parlata dal novanta per cento della popolazione, non quella parlata dai professori e dagli uomini politici. Se c’è una cosa che detesto, è la simulazione espressa con il pensiero, con gli scritti o in altre maniere.”

 

“Faceva ciò che le andava a genio e lasciava che gli altri pensassero ciò che volevano. Nonostante tutte le stravaganze era rimasta una persona fondamentalmente semplice e naturale”

(Dama di corte bavarese Maria Redwitz)

 

 “Quando la gente vuole esprimersi molto severamente, dice che Napoleone fu grande, ma troppo privo di scrupoli; io penso sempre: quanti sono così, senza poi essere grandi! Anch’io per esempio”

  

“Così le venni presentato.  Lei mi bisbigliò qualcosa in termini concisi, ma non maleducati; l’ho trovata brutta, vecchia, secca come un manico di scopa, vestita male. Ho avuto l’impressione di avere davanti a me una persona bizzarra bensì una demente, cosicché ho provato addirittura un senso di tristezza”

(Alessandro von Warsberg, 1885)

Warsbeg cambiò presto idea! … “loquace, spontanea, notevolmente intelligente, intima, priva di pregiudizi, insomma una delle apparizioni più affascinanti che io abbia mai incontrato nella mia vita… mi ha fatto le più strane e sincere osservazioni… un carattere elevato dal punto di vista spirituale”

  

 

Sisi  accanto all’imperatrice tedesca Augusta  secondo  Crenneville appariva come “una sordomuta annoiata”

 

 

Dinanzi a “Caterina Cornaro” opera dell’idolatrato Hans Makart… un bel giorno l’imperatrice entrò nello studio d’arte in discussione…

“Si fermò a lungo… fissò l’opera… minuti lunghi… silenziosi… poi: “Ho saputo che lei possiede alcuni levrieri scozzesi.  Potrei vederli?”… contemplò gli animali… ringraziò e  se ne andò proprio com’era venuta.

 

 

Persona semplice in campagna… eccentrica a corte.

Sarcastici commenti alle futilità di corte.

Silenzio provocatorio di quasi disgusto per gli ambiti raduni.

Con assoluta mancanza di rispetto per le mura di seta e arazzi rosso purpureo degli ordini dinastici; con riverente quasi sacerdotale cura per le pareti smunte a calcinacci bianchicci di lotti rurali pieni di latte e vecchie rammendatrici.

 Loquace e sincera… ironica e beffarda; autentica versione di se stessa la prima…rifugio e sopravvivenza la seconda.

 

 

Ode alle Anime del Futuro (estratto)

Peregrino in solitudine per questa terra,

ormai da tempo ho volto le spalle alla voluttà, alla vita;

nessun compagno condivide la mia vita spirituale.

Non è mai esistita l’anima che mi abbia compreso.

Sfuggo al mondo con le sue gioie, e gli uomini mi sono oggi lontani;

lontane da me le loro gioie e i loro affanni;

peregrino in solitudine, come una stella.

E la mia anima è piena da scoppiare,

il tacito meditare non le basta,

ciò che la commuove deve dirlo in liriche,

che ora eterno nel mio libro.

Esso le custodirà fedele nel tempo,

proteggendole dalle anime che oggi non le comprendono,

finché un giorno, dopo anni lunghi e alterni,

le liriche fioriranno e risorgeranno.

 

 

Sissi è bella come un angelo. E’ sempre altrettanto graziosa in abito da cerimonia, coperta di gioielli, quanto nella semplice vestaglia bianca che indossa al mattino per andare a trovare il suo bambino.

(Arciduchessa Sophie)

 

 

In Elisabetta varie follie umane come l’ipocrisia, l’artificiosità, la finta cultura, l’ambizione, la protervia non vi è traccia.

 (Hamann Brigitte)

 

 “Era senz’altro naturale che dovesse preferire Heine a tutti gli altri poeti perché anche lui si dispera per l’aspetto menzognero del mondo e non trova mai parole sufficienti per fustigare la vuotezza che c’è in esso!

Lei non riusciva a perdonare la nostra posizione che ci costringe a occuparci tanto di apparenze e di falsità, di modo che ci è così difficile arrivare alla sostanza.

Le era insopportabile che gli uomini vogliono vederci in atteggiamenti olimpici e protestino quando noi piangiamo e sospiriamo come loro. Ci hanno collocato in alto per obbligarci a sorridere sempre e per dare loro un senso di sicurezza, in maniera che tutti sulla terra possan essere sereni. Ma è appunto qui che alberga una spietata, crudele menzogna… Elisabetta ha trovato proprio in Heine il disprezzo di tutte le esteriorità che lei sentiva così profondamente. Ha trovato l’amarezza con la quale si compiva il suo grave e solitario destino, e l’ironia di cui lei stessa era capace e che la induceva a esprimersi a sorpresa con battute così originali.”

(Carmen Sylva)

 

. . . di certo eccentrica! . . .

 

 A Naunhein, Elisabetta si presenta al prof. Schott per una visita medica. La prima cosa ch’egli vorrebbe fare è una radiografia al cuore.

 “No, caro professore, non ne facciamo nulla.”

Ma, Maestà, è cosa di somma importanza.”

 “Per Lei, forse, o per mio fratello Carlo Teodoro; ma per me, no. Non mi lascio far l’autopsia da viva.”

 E, nell’andarsene, dice all’assistente del professore: “Sa, signorina, io mi lascio fotografare sempre mal volentieri, chè, ogni volta che l’ho fatto, m’è toccata una disgrazia.”  

( dal libro di Egon Corti)

 

“Lei” e Schopenhauer…

“Quasi tutti gli uomini sono infelici perché si trovano in perenne conflitto con la necessità!

Quando è impossibile essere felici non rimane che amare la propria pena.

Questo soltanto dà pace è in questo modo la pace è bellezza.

La bellezza è principio e fine di tutte le cose”. . . (pg. 62 dai fogli di Diario di Christomanos).

. . . e ancora: “Ciò che non si è compiuto è più bello di qualsiasi azione. . .”

Parlare di Schopenhauer perché . . . argomento della tesi di laurea di Constantin Christomanos di cui Sisi avrà sopra discorso a lungo e di cui Sisi porta con sé come bagaglio filologico, o meglio ha quasi assorbito a livello più o meno endemico come una sorta di imprinting di pensiero attraverso le passioni paterne per la letteratura controcorrentista e la musica wagneriana  … ritrovatasi inoltre a livelli morbosi nel cugino-Re: Ludwig.

Schopenhauer (1788-1860) è il campione dell’antidealismo! Come già per Kant per Schopenhauer il mondo è fenomeno, rappresentazione – esistenza fine a se stessa del soggetto vivente.

Accentua l’illusiorietà legata al fenomeno attraverso il concetto che la volontà si frapponi tra l’uomo e la sua più intima realtà.  L’uomo ha così esperienza della volontà come di una forza oscura che lo spinge a desiderare, agire, soffrire e quindi divenire, nella riflessione di Schopenhauer, la forza cosmica che muove tutti gli esseri.

Notiamo assieme l’assonanza con la metafora del “pendolo” di Schopenhauer, e la frase da me sopra trascritta del pensiero di Sisi … “La base di ogni volere è il bisogno a cui l’uomo è vincolato dall’origine, per natura. La sua vita oscilla come un pendolo, di qua e di là, tra il dolore e la noia una volta che gli vengono a mancare gli oggetti del desiderio e quindi del sogno, dell’illusione.”

(Richiamo della teoria del disincanto alla vita di Heine).

Per uscire dal destino di vana lotta autodistruttiva, l’uomo deve rifugiarsi nella conoscenza estetica che, a differenza di quella scientifica, non si occupa dei fenomeni particolari ma delle idee intesi come modelli universali.

La visione dell’arte di Schopenhauer è tuttavia  romantica: il genio si pone oltre la volontà, il tempo e il dolore, per mezzo della contemplazione disinteressata del mondo e della bellezza espressa da una gerarchia delle Arti, architettura, scultura, pittura, poesia e infine la musica, la meno legata allo spazio e al tempo, e per tanto in grado di trascinare l’uomo al di là dei fenomeni.

La vera liberazione è possibile solo attraverso la consapevolezza del destino di sofferenza dell’uomo.

Profondo è il fascino che eserciterà sulla letteratura e sull’arte di fine Ottocento e inizio Novecento, sui grandi pessimisti come Kafka o gli espressionisti tedeschi (come Munch o Grosz), ma anche su autori più fiduciosi in un riscatto dell’uomo come Tolstoj, Thomas Mann; così come è evidente l’influenza sull’opera di Richard Wagner della sua concezione della musica in quanto arte in grado di condurre l’uomo al di là dell’apparenza delle cose per svelarne il vero volto.

Ovvero…

…In merito al Teatro…” quando ci lasciamo avvincere e trascinare , ciò non è dovuto alla tragedia che si svolge sulla scena , bensì agli echi profondi che si sono destati nel nostro cuore” (Sisi)

Eppure così si potrebbe concludere questo vuoto discorrere…

“Noi siamo una piccola parte di questo mondo: perché mai vogliamo sapere tante cose e rimuginiamo tanto? Forse che gli ulivi si domandano perché i papaveri sono rossi o perché le nuvole splendono la sera? Le rocce non sanno che farsene della meteoreologia. Tutte queste cose vivono in una profondità in cui non ci sono segreti – perché vivono tutte l’una accanto all’altra e l’una nell’altra; noi soli ci siamo posti fuori del mondo; noi abbiamo rotto tutti i ponti e tutti i legami.

Il vero superuomo sarebbe chi dimenticasse di essere uomo. Il nostro spirito e la nostra ragione dovrebbero restituirci quella percezione del mondo che le altre cose possiedono nella loro ingenuità.”

“Su sentieri coperti di neve ho camminato per ore e ore […] Tu m’accompagnavi e mi hai detto tante cose; serie spesso, spesso liete, le ho tutte riportate con me.

(HEINE)

 

A lungo ogni sera sosto dinanzi al tuo ritratto e me lo seppellisco nel cuore perché vi plachi i tormenti

(Sisi – Gennaio 1887)

 

Heinrich Heine (1797-1856) è stato uno dei più grandi scrittori tedeschi del diciannovesimo secolo. Heine è considerato “l’ultimo poeta del romanticismo” … peccato che di “romantico” avesse ben poco! Elevò il parlare quotidiano, la lingua corrente al livello del linguaggio poetico… diretto, sconcertante fatto a volte di suoni che di versi… di parole che di rime.

 La leggerezza chimerica con cui discorreva i più svariati argomenti ispirò compositori e musicisti come nessuno mai! Giornalista, critico e politicamente impegnato, scrittore satirico e polemista, Heine è stato temuto oltre che ammirato. Le sue origini ebraiche e il suo posizionamento politico gli valsero l’ostilità e l’ostracismo in particolare dalla classe allora ancora dominante della nobiltà.

 Amato già dal padre Max . . . Heine costituì l’ossatura della metrica poetica di Elizabeth.

 Alla domanda quale opera di Heine potesse prediligere sopra le altre… rispose:  Tutte! Perché sono un unico canto! … Quello che riuscì a cogliere in Heine non era così evidente a tutti i contemporanei lettori!

L’idea della disillusione dell’incanto… la percezione quasi improvvisa che la felicità nella vita è una crudele chimera descritta e narrata da Heine non è stata tanto recepita dalla critica letteraria dell’epoca quanto contrariamente da Sisi! … comprese la vera natura di scherno e di disprezzo che Heine caricava nelle sue “quasi” innocenti rime.

 La vita . . .descritta e vissuta mutata in versi (i Diari) potevano sia per Heine che per Sisi, per quest’ultima su falsa riga, essere poesia!!

 

 

Dai diari di Valeria è possibile trovare questa affermazione “Il fine per il quale la mamma lavora alle poesie è perché esse dovranno giovare ai posteri… strana vita, quella di mia madre – i suoi pensieri sono occupati dal passato, il suo impegno guarda al futuro lontano” … un po’ ardito può essere il paragone alla visione letteraria di Marcel Proust… sono pro