Francesco Giuseppe e il suo tempo di Licia Campi Pezzi

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Il tramonto della dinastia asburgica è legato in maniera indissolubile alla figura di Francesco Giuseppe, che regnò per un periodo lunghissimo, ben 68 anni. In tutti i libri che parlano di lui, si evidenzia come il mondo sia cambiato da quando lui salì al trono nel 1848, appena diciottenne. Oggi diremmo che era un teenager. La sua vita fu un ponte tra due civiltà della storia, così lungo da dare le vertigini. Divenne imperatore  in un’epoca in cui per intenderci erano ancora vivi il duca di Wellington, che aveva sconfitto Napoleone a Waterloo  e il filosofo Hegel. Nei suoi ultimi anni di regno,  erano stati inventati l’automobile, l’aereo e il telefono, a cui comunque FJ guardò sempre con diffidenza.

L’ottocento è il secolo della patria, della nazione, dell’indipendenza e dell’unità di stati come l’Italia e la Germania, divisi per secoli mentre gli Asburgo cercano  di tenere insieme un impero che nella sua universalità. Rimanda al medioevo. Eppure, nell’Europa del tempo l’Austria Ungheria era un fattore molto importante di stabilità.

Alla vigilia della prima guerra mondiale, tante erano le lingue e le nazionalità che componevano l’Austria Felix e se le richieste di modernizzazione e di autonomia venivano da più parti, coloro che volevano staccarsi da questa struttura conservatrice ma rassicurante, erano davvero pochi. E il merito, andava in gran parte all’Imperatore che aveva superato tante tempeste, riuscendo a conservare l’unità dell’impero.

Per cercare una chiave di lettura un po’ diversa dell’ultimo secolo della dinastia, partiamo dal fatto che durante il regno di FJ si succedettero cinque diversi eredi al trono, che ci fanno riflettere sul collante di questo impero multinazionale, ovvero la dinastia.

Quando FJ sale al trono, il suo erede è il fratello Massimiliano, nominato governatore del regno Lombardo Veneto dopo il pensionamento del maresciallo Radetzky, ormai ultranovantenne. Massimiliano è più moderno e affascinante di FJ e questo senz’altro pesa molto al fratello imperatore, come a lui pesa essere la ruota di scorta, invece di un sovrano regnante. Tanto che, quando la nascita di Rodolfo allontanerà ancora di più la possibilità di salire al trono, Massimiliano decide di accettare la corona di imperatore del Messico, dove regnerà per quattro anni con l’aiuto delle truppe francesi e finirà giustiziato dai ribelli di Benito Juarez.

Un altro erede con molta fretta di salire al trono è Rodolfo, il figlio di Francesco Giuseppe e dell’imperatrice Elisabetta, la leggendaria Sisi che ha fatto sognare molte generazioni e gode tuttora di un notevole seguito anche tra i giovani. Rodolfo,  già nel nome portava con sé una sfida alla dinastia, perché una profezia sostiene che l’impero, fondato da Rodolfo, terminerà con un principe con lo stesso nome. Ha ereditato dalla madre la sensibilità a volte esasperata dei Wittelsbach, ma non è affatto il ribelle antisistema che molti hanno voluto dipingere. Anzi, Rodolfo vorrebbe avere più potere e fare dell’impero uno stato moderno, capace di sottrarsi all’orbita della Grande Germania di Bismarck, dove è costretto inevitabilmente a gravitare dopo la sconfitta nella guerra del 1866. Rodolfo vorrebbe invece avvicinarsi a paesi moderni come Inghilterra e Francia, guardati con sospetto dal padre Francesco Giuseppe. Lo scontro tra i due si combatte su vari terreni: FJ fa sorvegliare il figlio dalla polizia segreta e lui si accompagna a personaggi dichiaratamente contrari alla sua politica per fargli dispetto. Ciò che accadde dopo è avvolto nel mistero. Il 30 gennaio a Mayerling furono rinvenuti i corpi di Rodolfo e della sua ultima amante, Mary Vetsera. Una frettolosa autopsia stabilì che Rodolfo si era suicidato in preda ad aberrazione mentale ed ebbe il suo funerale cattolico nella Cripta dei Cappuccini. Ciò che accadde in realtà è materia di infinite ipotesi e illazioni. A complicare la vicenda, c’è il fatto che Francesco Giuseppe ordinò di demolire la residenza di Mayerling per costruirvi un convento di suore carmelitane, che tutt’ora pregano per l’anima di Rodolfo.

Dal 1889 al 1896, abbiamo un nuovo erede al trono Carlo Ludovico, uno di quei personaggi incolori che spesso compaiono nella genealogia asburgica, un uomo senza qualità. per citare il titolo del libro di un famoso autore austriaco, Robert Musil. Di lui si sa che aveva messo gli occhi su Sisi prima di FJ e che ha avuto tre mogli. Con ogni probabilita’, se gli fosse capitato di dover succedere al fratello, avrebbe rinunciato al trono, ma non fece in tempo, perchè l’incauta decisione di bere le acque, già allora inquinatissime del fiume giordano in Terra Santa, lo fece ammalare di febbre tifoidea e  passare a miglior vita vent’anni prima di FJ.

E qui, arriviamo all’erede più controverso, Francesco Ferdinando, la cui morte a Sarajevo sarà la causa occasionale della grande guerra. Bisogna chiarire innanzitutto che tra lui e FJ non correva buon sangue. I giudizi su FF erano estremamente negativi, soprattutto all’estero. Lo si riteneva un militarista e un incompetente. Quando venne alla luce la sua relazione con al contessa Sophie Chotek, FJ tentò di convincerlo a lasciarla e a trovare una sposa del suo rango, ma FF fu irremovibile e nel 1900, durante una cerimonia pubblica, giurò solennemente di accettare l’esclusione dal trono per i figli che sarebbero nati dal matrimonio morganatico. FJ pur costretto ad accettare questa soluzione, era persuaso che fosse contrario all’ordine stabilito da Dio. Le limitazioni che i due coniugi furono costretti ad accettare risultano incomprensibili ad un osservatore moderno, come il fatto che i due principi non potessero sedere nello stesso palco a teatro o che alla duchessa fosse proibito salire sulla carrozza del consorte. Esse sono tuttavia l’esempio lampante di una società che pur evoluta dal punto di vista culturale e in parte anche economico, era rimasta inalterata nella struttura sociale. Basti pensare che per essere invitati ai balli di corte occorreva esibire una provata nobiltà sia del ramo materno che paterno risalendo in dietro di otto generazioni (Hochadel).

E veniamo agli spari di Sarajevo, che suonarono come la marcia funebre non solo per FF ma anche per la vecchia monarchia è che tutti gli Stati d’europa, comprese Francia e Inghilterra, si aspettavano una qualche reazione da parte dell’Austria, anche un bombardamento su Belgrado, perché l’azione era stata troppo temeraria.

Nacque invece una guerra mondiale e qui, dobbiamo tornare al protagonista del tramonto degli asburgo. FJ. Schiacciato tra le personalità brillanti della madre, l’arciduchessa Sofia, che fu definita “L’unico uomo della corte di Vienna” e della moglie, l’indimenticabile Sisi, FJ spesso appare un grigio burocrate. Si tratta di un giudizio ingeneroso, perché il suo senso del dovere, ma anche la precisione nello svolgere il proprio lavoro, sono stati fondamentali per la prosperità dell’Austria nell’ottocento. Invecchiando, tuttavia, l’imperatore accentuò la sua preferenza per l’esercito, finendo per diventare una pedina nelle mani dei circoli militari più agguerriti, che da anni cercavano l’occasione per un conflitto che spazzasse via la Serbia. Incapace di scegliere i propri consiglieri, si fece trascinare in una guerra che non voleva, lui che non aveva più voluto combattere dopo la sconfitta del 1866, ma che non fece nulla per evitare.
Sopravvivendo a sé stesso e al suo mondo, FJ legò talmente la sua immagine a quella dell’impero asburgico da renderne impossibile la sopravvivenza dopo la sua scomparsa. Anche il suo quinto erede al trono, il pronipote Carlo, figlio primogenito di Ottone d’Asburgo, noto per le sue stravaganze e le turbe mentali, non potè fare nulla. Salito al trono nel 1916, cercò la pace con tutte le sue forze, ma ormai la sconfitta era inevitabile e l’unico spazio per l’impero austro-ungarico era ormai quello sui libri di storia.